SDGS 13. Tredici è il numero di quelli che non devono stare seduti tutti insieme alla stessa tavola perché porta male, 13 come il piano d’albergo che negli Stati Uniti non c’è quasi mai, meglio l’innocuo 12-bis o passare direttamente al 14. Tredici, come lo sfigato anglosassone che nasce nel giorno nefasto, magari anche di venerdì. Venerdì 13 di un mese qualunque del 1979 o dell’80: non importa, tanto la saga horror di Cunnighan è servita lo stesso.

Cabala da terrapiattisti? Complotti calendaristici teleguidati dagli alieni? Peggio: “Take urgent actions to combat climate change and its impacts”, “compiere azioni urgenti per combattere il cambiamento climatico”. SDGS 13. Sustainable Developement Goal Thirteen, Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 13.

Roba da sfigati di sicuro, perché alla fine chi parla di questo un po’ sfigato lo è davvero. Se va bene è un buonista, se va peggio è un comunista, gretino, rompiballe, buono da farci un meme, ottimo per le campagne di funnilling markettingaro, perché è così scemo che ti paga il 15% in più per la stessa maglietta, basta che la chiami “prodotta da filiera eco-sostenibile” e dici che la fai con materiali riciclati. E devi essere proprio sfigato se accetti di metterti addosso una maglia di pannolini usati e poi gettati, recuperati e (forse) ripuliti. Pannolini, assorbenti vari, porcherie. Meglio le pellicce d’animale vero, quella sì che è roba naturale, sostenibile, mica quella merda.

Siamo onesti, oltre che gretini: ma a chi gliene fotte qualcosa se il mondo va a puttane? ci vanno in parecchi e proprio a scopo di fottere ed essere fottuti, appunto.

Climate change, vita sotto il mare o sulla terra, roba strana data per scontata, rondini nel cielo di Romagna che ci sono sempre state e che adesso non le trovi manco a cercarle nei nidi abbandonati, documentari sugli animali che tanto vanno in onda tutti i giorni e chi lo nota che son vecchi, girati anni fa, teletrasmessi a repliche di notte. L’impala scappa, lo rincorre il licaone. Li guardano i bambini, massimamente, e ormai manco più loro, che adesso hanno l’ipad e il telefonino con youtube on demand e i giochetti con gli uccelli da tirare contro le case, mica da guardarli volare nell’azzurro che ormai è grigiolino per la maggior parte del tempo. Ma c’è SDGS 13, che diamine!

Poi un giorno un tizio, sicuramente uno sfigato, fa una canzone sopra a un fatto di cui hai scritto sette anni fa. Canta di una giraffa che scappa da un circo in Romagna e di come l’ammazzano con una botta troppo forte di tranquillante. Al tempo il SDGS 13 non esisteva ancora, ma tu ne hai scritto lo stesso da cronista, solo che quasi non ti ricordavi più quant’eri incazzato a buttar giù quelle 20 righe a pagina millemila d’un giornale che leggono quattro gatti. E ti scappa un vaffanculo poco grillino e molto a loro e a te rivolto, perché ti sei perso la notizia dell’assoluzione di tutti quelli di quel giorno, padrone del circo, vigili, veterinari: è stato un incidente, mica un assassinio.

Però ti rimane in testa la faccia della giraffa viva e nelle orecchie una bossa non novissima, ma sicuramente contemporanea. E ti trovi a pensare la faccia della tua giraffa personale con affianco dei quadratini, perché dopo il SDGS 13 c’è il 14 e il 15 e vanno tutti bene per far da promemoria, come la musica e le notizie vecchie. Ne scriveremo più avanti, di sicuro. Per adesso ascolterei…