Sul gender gap c’è ancora tanto da fare. Il raggiungimento della piena parità di genere resta infatti un obiettivo ben lontano dall’essere raggiunto in tutto il mondo, compresi i Paesi a pieno sviluppo. Difficilmente gli obiettivi fissati dagli Sdgs dell’Onu riusciranno a essere raggiunti nel 2030, ma questo non rappresenta una scusante. Anzi, è uno stimolo a fare ancora di più. Il dossier elaborato da Equal Measures descrive un quadro per certi versi prevedibile, ma in molti casi propone preziosi spunti di riflessione. L’indice di Genere ha tenuto conto di tutti gli indicatori legati ai 17 Sdgs, arrivando a un dato complessivo (misurato su scala da 1 a 100), connesso al raggiungimento della parità di diritti tra uomini e donne.

Le posizioni di testa sono, manco a dirlo, occupate dai Paesi del Nord Europa: la Danimarca è prima con un punteggio totale di 89,3. Un grande risultato? Non proprio: è solo migliore degli altri. La quota individuata per indicare la parità di genere di livello eccellente è infatti fissata a 90: obiettivo mancato anche dai danesi. A completare il terzetto di vertice sulle politiche contro il gender gap ci sono Finlandia (88,8) e Svezia (88). Appena fuori dal podio la Norvegia (87,7) e l’Olanda (86,8). Un elemento di sicuro attira l’attenzione: nella top ten della graduatoria c’è un dominio europeo, con 8 Paesi. L’en plein è evitato solo dalla presenza del Canada, in ottava posizione, e dell’Australia, decima. Insomma, il Vecchio Continente su questo tema riesce a essere più incisivo. Fermo restando il lavoro da portare avanti.

E l’Italia? Il risultato non è incoraggiante né deprimente: la diciannovesima posizione con 81,8 di punteggio. I fattori più penalizzanti non sorprendono più di tanto: le politiche di contrasto alla violenza sulle donne e la scarsa presenza femminile nelle posizioni di comando sono l’italico fardello sul gender gap. Una parziale consolazione è rappresentata dal fatto che gli Stati Uniti sono alle spalle: con la 28esima posizione gli Usa dimostrano politiche deficitarie per l’eliminazione delle disparità di genere. Ma di certo non ci si può cullare sulle mancanze altrui.

La situazione è molto complicata in Africa. Il Ciad è in fondo alla graduatoria e del resto anche prima ci sono tutti Paesi africani, con l’eccezione dello Yemen che vive una condizione di guerra civile da anni: Sierra Leone, Liberia, Nigeria, Mali, Mauritania, Niger, Yemen, Congo, Repubblica Democratica del Congo e Ciad. Questo l’ordine che va dalle 120esima alla 129 posizione dell’Indice. Molto problematico in questi casi è l’accesso alle cure mediche e al ruolo sociale delle donne, sostanzialmente assenti dai centri decisionali. E il lavoro da svolgere è davvero imponente.