Noa Pothoven è morta per eutanasia in Olanda. La notizia è rimbalzata due giorni fa sui siti d’informazione italiani che riprendevano alcuni giornali britannici. La storia era quella di una ragazza di 17 anni, vittima di ripetute violenze sessuali, che non aveva più la forza di andare avanti. E per questo avrebbe chiesto e ottenuto l’eutanasia.

L’eco della notizia è stata immediata, l’impatto fortissimo. Il dibattito si è innescato immediatamente. Ma era una bufala, una fake news. E soprattutto un caso da manuale dei rischi che si corrono con l’informazione istantanea, quella del ctrl+C – ctrl+V, che non ha tempo e possibilità di verificare l’attendibilità di una notizia. Colpa della fretta, banalmente, ma anche della “pigrizia” successiva, visto che l’articolo non è rimbalzato solo sui media online, quelli che vengono spesso travolti dal flusso informativo, ma anche sui giornali cartacei, i quotidiani, quelli che, per loro natura, hanno qualche ora in più per fare le opportune verifiche a ogni notizia.

Con la dolorosa vicenda personale di Noa Pothoven si è innescato il meccanismo della comunicazione a catena, attraverso la morbosità e la viralità. Conoscere una storia così forte e poterla raccontare, aumentando vertiginosamente i clic. Ma attenzione: non è stata una notizia inventata di proposito, come avviene per i siti che campano sulla produzione di bufale. La cattiva interpretazione dei fatti è nata in questo caso da una “sufficienza di valutazione” rispetto alla fonte. Spesso i giornali italiani, infatti, attingono le news dai principali siti britannici. Purtroppo anche quelli più scandalistici, tipo il Daily Mail. E così è stato questa volta.

Nel caso specifico un articolo con quella traduzione, errata, era stato scritto anche dal The Independent, che ha fama di maggiore affidabilità. Così qualcuno ha preso la notizia e l’ha pubblicata. Appena un sito italiano ha messo online il pezzo è scattata la rincorsa alla pubblicazione immediata per aumentare il numero di visite sul proprio sito e non “bucare” (gergo giornalistico per indicare la mancanza di una notizia sul proprio giornale) una storia molto interessante per la general audience a causa del portato drammatico.

Secondo l’interpretazione ‘deviata’, la morte di Noa Pothoven era un caso di eutanasia praticata su una diciassettenne che chiedeva insistentemente di morire perché vittima di una depressione cronica insorta a seguito alle violenze subite. La tempesta perfetta per alimentare il dibattito politico sul fine vita. Eppure la storia era diversa: i giornali olandesi avevano parlato del fatto che Noa Pothoven si era lasciata sì morire volontariamente, ma che lo aveva fatto smettendo di alimentarsi dopo che l’eutanasia le era stata negata. Dal punto di vista dell’interesse giornalistico anche la storia ‘vera’ non sarebbe stata meno interessante, anzi.

Insomma, la notizia non è stata propagata solo per la tentazione “acchiappa clic”: è mancata la dinamica di verifica della fonte primaria (i giornali olandesi), ma è stata presa per buona e utilizzata la fonte secondaria, che avrebbe dovuto aver già filtrato la notizia (alcuni giornali britannici). Pesante il risultato: il danno di credibilità al giornalismo italiano.