Millennials e Generazione Z: scettici nei confronti dei media, preoccupati per la privacy, sfiduciati se si guarda al progresso. È il ritratto di giovani e giovanissimi disegnato nel report annuale di Deloitte, che mira a mettere ‘a nudo’ le due generazioni di consumatori più ricercate dai brand.

Nonostante l’espansione globale dei mercati e, di conseguenza, delle opportunità di sviluppo, le generazioni più giovani appaiono scettiche verso il progresso e il proprio ruolo nel mondo. Uno sguardo d’insieme ai risultati del sondaggio, però, lascia emergere ancora un barlume di speranza e un forte ancoraggio ai propri valori, che si ripercuote sia nelle scelte d’acquisto che in quelle lavorative.

La survey di Deloitte

L’azienda londinese Deloitte ha intervistato 13,416 millennials (giovani nati tra il gennaio dell’83 e il dicembre del ’94) provenienti da 42 nazioni. Più esiguo il campione della Generazione Z (nati tra il gennaio 1995 e il dicembre 2002): 3009 ragazzi provenienti da 10 nazioni.
“Dalla recessione economica del 2008 alla quarta Rivoluzione Industriale i Millenials e la Generazione Z sono cresciuti in un periodo unico nella storia, che ha avuto un impatto fortissimo sulle connessioni e le relazioni tra persone, la privacy, la mobilità sociale e il lavoro”, spiega Michele Parmelee, Chief Talent Officer presso Deloitte Global.

Il web 2.0 spartiacque generazionale

I Millennials sono cresciuti in un’epoca di continui mutamenti tecnologici e sociali, in cui i tempi del progresso si sono improvvisamente ridotti da decadi a pochi giorni. La Generazione Z si è sviluppata in parallelo al web 2.0, vivendone a pieno il rivoluzionario ribaltamento dei ruoli che ha reso il singolo utente non più solo consumatore ma produttore di contenuti. La generazione Z è nata prosumer, non ha idea di cosa fosse il web prima della sua democratizzazione e semplificazione, cioè prima che Altervista rendesse facile costruirsi un sito e che i social network introducessero le adv e creassero decine di nuove professioni.

Nati social ma consapevoli del tempo online

La fiducia nei media è bassa sia tra i Millennial che per la Gen Z. Il 43% degli intervistati ritiene che i media tradizionali abbiano addirittura un impatto negativo sul mondo, mentre il 27% dà zero fiducia ai media mainstream come fonte affidabile di informazioni.

Millennial e Generazione Z si informano per lo più attraverso fonti alternative online, ma sono abbastanza preoccupati per l’impatto dei social media nelle loro vite. Il 64% degli intervistati ritiene che sarebbe meglio per la propria salute riuscire a ridurre il tempo passato sui social network e il 41% desidererebbe smettere di usarli completamente.
Se i giovani hanno riscoperto che il tempo è troppo prezioso per essere interamente speso nella vita online, tocca ai brand individuare modalità di contenuti sempre nuove, che sappiano informare intrattenendo.

Privacy e frodi: preoccupati per gli acquisti online

Millennials e Generazione Z sono molto decisi anche quando si parla di sicurezza informatica: il 79% del campione è preoccupato per le frodi online, in aumento con la crescita degli acquisti online; il 78% è preoccupato per il modo in cui le organizzazioni condividono tra loro dati personali dei clienti. Un dato dirimente, soprattutto se visto alla luce del fatto che il 25% dei Millennials ha dichiarato di aver chiuso ogni tipo di rapporto con alcune aziende perché si sono dimostrate incapaci di proteggere i propri dati online.

Cosa influenza gli acquisti di Millenials e Generazione Z?

Poco più della metà degli intervistati (il 55%) ha dichiarato che le aziende hanno un impatto positivo sulla società. L’indice di fiducia risulta quindi registrare una diminuzione del 6% rispetto al 2018, quando a fidarsi delle imprese era il 61% di Millennials e Generazione Z. Questa flessione risulta connessa all’idea che le aziende si concentrino esclusivamente sui propri piani d’azione e obiettivi piuttosto che considerare le priorità e le conseguenze per la società.

Per questa ragione chi vorrà rivolgersi a questo cluster dovrà rapidamente mettere in campo progetti mirati alla sostenibilità ambientale e sociale, visto che anche i dati di vendita confermano quanto riportato da Deloitte. I millennial spendono dalle aziende più in linea coi propri valori: il 42% ha iniziato o approfondito rapporti commerciali con determinate realtà perché convinto che i prodotti o i servizi offerti abbiano impatti positivi su società e ambiente, mentre il 38% ha chiuso o ridimensionato relazioni economiche con quelle aziende percepite come aventi un impatto negativo. È l’altra faccia dello sviluppo sostenibile.