Il lavoro minorile continua a crescere, soprattutto nel settore agricolo. Secondo i dati delle Nazioni Unite, solo nel 2012 sono aumentati di 10 milioni i bambini che lavorano in agricoltura. Con la conseguenza di non potergli far completare il ciclo di studi, anche per l’istruzione obbligatoria, oltre a mettere a repentaglio la loro incolumità: quasi sempre lavorano senza avere adeguati standard di sicurezza e senza la necessaria esperienza.

In assenza di uno sforzo portato avanti dalle Istituzioni con un incremento degli investimenti, è difficile che possano esserci dei miglioramenti e il conseguente raggiungimento dell’obiettivo fissato dagli Sdgs. Cosa serve per fronteggiare la questione? Prima di tutto è necessaria la comunicazione, la possibilità di conoscere le pieghe e le piaghe del fenomeno. Poi è fondamentale puntare sul contrasto alla povertà: le famiglie più in difficoltà fanno lavorare i figli nei campi, senza badare alla loro formazione. Molto semplicemente pensano alla sussistenza. E infine occorre orientarsi sullo sviluppo delle aree rurali per offrire nuovi sbocchi e possibilità, migliorando le competenze nel settore agricolo, e non solo. 

“È giunto il momento di iniziare a investire risorse per affrontare il lavoro minorile in tutte le situazioni. Ed è essenziale coinvolgere i lavoratori e le organizzazioni di produttori”, ha spiegato il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva. Certo, bisogna fare una distinzione: c’è una parte buona, che va valorizzata, ossia l’apprendimento delle tecniche di coltivazione. Il problema è quando “i bambini lavorano molte ore al giorno, svolgono un lavoro pesante, compiti pericolosi o inappropriati per la loro età. Questo ostacola la loro educazione: questo si intende per lavoro minorile e deve essere eliminato”, ha messo in evidenza il numero uno della Fao.

L’attenzione è concentrata in particolare su Africa e Asia, i due continenti che presentano il problema nelle forme più serie. Il vice direttore generale per lo sviluppo economico e sociale della Fao, Maximo Torero Cullen, ha usato parole chiare: “Per progredire verso l’obiettivo Zero Child Labour, la comunità internazionale deve pensare agli investimenti”. Così da concentrare l’azione politica su due piani: la riduzione della povertà e lo sviluppo delle zone rurali. Affinché i bambini possano apprendere le tecniche di coltivazione e magari scegliere, consapevolmente, di lavorare nei campi.