L’Agenzia Il Velino ha chiuso bottega, ma quando chiude un giornale chi vuoi che se n’importi. Se a chiudere poi è una mezza agenzia di stampa un po’ così, che non si capisce se dava notizie o se le fabbricava, se contasse poco o nulla o se servisse a qualche cosa o fosse solo un esperimento di pazzoidi, allora il silenzio si fa peso. Nessuno dice niente, nessuno se ne accorge tranne quelli che sanno che cosa significhi far parte di un giornale, esser parte di una redazione, che rimane il posto dove chi ci vive pensano ancora di fare un giornale.

Quello che non sanno, i Bertoncelli che parlano di giornalismo in ogni dove senza aver mai battuto una riga di notizia – e sono i più – è che per un giornale che chiude c’è sempre un sogno che svanisce, al di là della democrazia o dei soliti stipendi. E’ il sogno di quei quattro scemi, o quattrocento, che si alzano al mattino per provare a fare la cosa giusta.

Lo fanno perché vorrebbero raccontare al mondo le cose brutte e quelle belle di cui saranno per certo testimoni e non importa se ormai pensare di poter campare di giornalismo è folle: quei quattro scemi sono li a sognare tra il blu di Facebook, l’azzurro un po’ sbiadito dell’Uccellino e il variopinto instagrammare di politici e starlettes. Quel che è peggio è che quei quattro scemi fanno persino da modello per tutti quelli, scemi anch’essi e anche di più, che dai banchi d’un corso di laurea dicono e sperano: un giorno anch’io sarò così. Disoccupato? Giornalista! E’ lo stesso.

E’ lì che ci piace immaginarli, i 18 dell’agenzia Il Velino e il loro poligrafico (perché in ogni banda di scemi c’è sempre un poligrafico che si rispetti), quasi che fossero quel tizio senza nome che faceva correr via una macchina a vapore dentro una canzone vecchia che a sentirla adesso fa ghignare. Allora a noi, che di giornalisti ne lavoriamo parecchi anche se dicono che siamo solo un magazine d’azienda, ci piace immaginarli ancora lì, nella loro redazione, a picchiar via sui tasti il racconto dello ieri, che non cambierà il domani ma che serve almeno a tener buono l’oggi.

Da scemi quali siamo, noi peggio di loro, speriamo ancora che ci giunga un giorno la notizia di una testata, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia. Chi legge e non sorride sa di cosa parlo, chi ride e basta senza aver letto è fra quelli che ne avrebbero più di bisogno.